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Familiari e Pazienti per uscire insieme dai disturbi alimentari - Pisa

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Familiari e Pazienti insieme per uscire dai Disturbi Alimentari
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Pericoli del web

L’uso del web negli ultimi anni è diventato un mezzo di facile accesso per il rinforzo dei Disturbi alimentari, ponendo l’enfasi sulla magrezza, il propagarsi di comportamenti atti alla perdita di peso e consigli su come dimagrire.

I canali conosciuti:

  • pro-Ana, per l’anoressia
  • pro-Mia, per la bulimia
  • WhatsApp, attraverso gruppi segreti e chat istantanee
  • Facebook 
  • Instagram 

Attenzione a tali gruppi, si presentano come movimenti underground, dove si lanciano appelli a dimagrire oppure ad attuare comportamenti restrittivi con il cibo, controllo di peso, dirette di momenti in cui si va a vomitare e successiva condivisone del momento. 

Solitamente i ragazzi/e accedono a tutto questo nelle ore notturne, appena le porte delle camerette si chiudono. 

Generalmente coloro che gestiscono tali canali, sono loro stesse persone che soffrono di un disturbo dell’alimentazione e che, seppur in maniera patologica, stanno cercando supporto e conferme.

Ulteriore attenzione va posta:

  • a tutti quei siti che sponsorizzano diete pericolose o utilizzo di integratori alimentari per perdere peso
  • APP che possono diventare strumento di controllo ossessivo, per esempio controllo del peso, consumo di calorie e conteggio di Kcal ingerite
  • Blog e forum di persone non specializzate che danno consigli poco professionali

A COSA PORRE ATTENZIONE

  • un aumento del tempo passato su siti e social, volto soprattutto a guardare le fotografie di ragazze/i ritenuti modelli estetici, ma anche un confronto ossessivo delle proprie fotografie con fotografie di coetanei;
  • le immagini ricercate sui social riguardano soprattutto cibo o modelli estetici volti alla magrezza;
  • aumento delle ricerche nel web di informazioni sul contenuto calorico degli alimenti, sulle diete, sugli esercizi fisici volti alla perdita di peso;
  • pubblicazione di foto che documentano cambiamenti corporei;
  • pubblicazione di foto dei pasti consumati al fine di documentare il controllo sul cibo;
  • appartenenza a chat su WhatsApp o altri canali con persone sconosciute, in cui si parla del controllo del cibo e del peso;
  • ricerca ossessiva di fotografie o ricette di alimenti altamente desiderabili e gustosi, che però vengono solo osservati o cucinati per altre persone.

Questi canali, oltre a poter essere fattori precipitanti dei DA, possono diventare anche un fattore di mantenimento di un disturbo già in atto.

Non vi sono evidenze che possano scatenare o ancor di più causare i disturbi alimentari. 

Queste patologie non sono determinate dalla esposizione a stimoli atti a provocarle, semmai le persone già ammalate di questi disturbi vanno alla ricerca di questi stimoli, identificandosi nei messaggi che questi veicolano.

I ragazzi ammalati seguono social e media che veicolano messaggi a loro volta malati, spessissimo postati da persone sofferenti che trovano in questi canali una socialità, mediata dalla patologia, che viene loro negata dallo stigma che la malattia psichiatrica contiene.

Circa le proposte di legge volte ad oscurare i siti pro-ana e pro-mia, a più riprese presentate, ma senza esito ,il più ampio studio svolto in relazione all’utilizzo dei siti definiti pro-Ana e pro-Mia (pro anoressia e bulimia) è lo studio ANAMIA SOCIABILITY, finanziato dalla ANR (Agence Nationale de la Recherche) francese e condotto da un team multidisciplinare basato in Francia ed in Gran Bretagna (http://www.anamia.fr/en/). Questo studio si è occupato di valutare la socializzazione delle persone con disturbi della alimentazione, la loro rappresentazione sociale e le comunità AMA-MIA. 

Il rapporto conclusivo di questo studio, facilmente reperibile http://www.anamia.fr/WordPress-FR/www.content/uploads/2013/11/Rapport_ANAMIA_2013_Web_et_troubles_alimentaires.pdf

giunge alla conclusione che le comunità web, lungi dal determinare la malattia, svolgono una funzione di sostegno per le persone ammalate all’interno di una rete di persone ammalate e confidenti tra loro.

Dallo studio emerge anche, in modo chiarissimo, che gli utilizzatori di questi circuiti non rifiutano il trattamento specialistico. 

Va dunque sottolineato con grande attenzione un concetto di base: non esistono pratiche atte a procurare i disturbi della alimentazione. Le condotte alimentari alterate sono un SINTOMO del Disturbo e NON LA CAUSA dello stesso

Non si deve confondere la prevenzione e cura di una malattia psichiatrica incidendo su un comportamento. Ciò è un ritorno al passato in salute mentale, prima della Legge 180/78, quando le persone per comportamenti “poco sociali” venivano condannate e inviate nei manicomi o ospedali psichiatrici.

La raccomandazione conclusiva è quella di evitare forme legislative che censurino i siti pro ana-mia.

AIUTIAMO I NOSTRI RAGAZZI A FARE UN USO RESPONSABILE DI QUESTO STRUMENTO

Il nostro progetto “I D.A.: forti con i deboli”  è volto anche a favorire la maggiore conoscenza del web e dei social da parte di educatori e familiari, e al tempo stesso a far acquisire maggiore criticità agli ed alle adolescenti che ne fanno uso.

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